Articolo di novembre 2023

Osteoporosi: alimenti e integratori indicati

Nel soggetto adulto il tessuto osseo gode di una stabilità strutturale che è il risultato di un equilibrio dinamico tra costruzione e distruzione. L’osso, infatti, è un tessuto caratterizzato da un continuo rimaneggiamento che porta alla sostituzione di tessuto vecchio con tessuto nuovo.  Quando l’equilibrio si rompe e la distruzione finisce col prevalere sulla costruzione, s’instaura l’osteoporosi. Il termine osteoporosi deriva dal greco “osteon”, osso, e “poros”, foro, e significa che le ossa interessate da questa condizione sono bucherellate e fragili. Si parla, dunque, di osteoporosi quando lo scheletro perde massa ossea e, conseguentemente, resistenza. Ma la perdita di resistenza ossea si traduce in una maggiore fragilità e, conseguentemente, in un aumentato rischio di fratture. In pratica, lo scheletro diventa friabile e vulnerabile anche ad urti leggeri o cadute banali.

Dal punto di vista clinico il progressivo impoverimento minerale dello scheletro rende l’osso meno resistente alle sollecitazioni meccaniche e lo espone al rischio di andare incontro a microfratture che, pur non essendo svelabili radiologicamente, sollecitano le terminazioni sensitive all’interno dell’osso e condizionano l’insorgenza della sintomatologia dolorosa nel paziente osteoporotico. In questa fase clinica dell’osteoporosi, che precede il verificarsi di una frattura più importante, la sintomatologia dolorosa riferita dal paziente può confondersi con di origine articolare, patologia che è frequentemente concomitante. Il dolore di origine osteoporotica, però, tende ad accentuarsi subito dopo il carico e le usuali attività quotidiane ed è prevalentemente localizzato alla colonna vertebrale, ai polsi e alle caviglie.

Tra i fattori che possono modificare la massa ossea e interferire, perciò, con lo sviluppo dell’osteoporosi, oltre all’incremento dell’esposizione alla luce solare, alla riduzione consumo di alcol, all’abolizione dell’abitudine di fumare e alla pratica di una corretta e costante attività fisica, gioca un ruolo centrale, l’alimentazione, che da tempo è stata riconosciuta come fattore in grado di influenzare l’eventuale comparsa dell’osteoporosi in relazione all’apporto di calcio nella dieta quotidiana.

Benché siano i latticini gli alimenti più ricchi di calcio, gli specialisti, comunque, non ritengono opportuno, per contrastare l’osteoporosi, un uso eccessivo di prodotti lattiero-caseari, dato che l’orientamento attuale è oggi a favore di una dieta diversificata e completa, che alterni i cibi in modo da garantire all’organismo non solo l’apporto di calcio e di fattori (ad esempio la vitamina D) utili al suo assorbimento ma anche delle altre sostanze nutritive necessarie (proteine, lipidi, etc.) all’organismo in generale e al tessuto osseo in particolare. Vari cibi sono fonte di molti nutrienti e una dieta equilibrata dovrebbe comprendere il consumo di diverse quantità dei principali gruppi di alimenti: verdure, frutta, pane pasta e cereali, latte e derivati, carni pesce uova e legumi.

Il fabbisogno di calcio nella dieta varia a seconda delle età e delle fasi della vita, aumentando in particolari circostanze, come la gravidanza ad esempio. In generale, comunque, per ridurre il rischio di osteoporosi in età avanzata, dopo la menopausa, per una donna giovane può essere importante raggiungere un livello quotidiano di circa 1000-1500 mg di calcio assunto con l’alimentazione, obiettivo che può essere conseguito attraverso l’incremento di certi cibi e la riduzione di altri, sulla base delle tabelle che riportano il contenuto di calcio nei diversi alimenti. Per quel che riguarda il solo calcio, si può considerare che le maggiori concentrazioni si trovano nel latte, in prodotti caseari quali lo yogurt, il formaggio svizzero e il Cheddar, nelle sardine in scatola e nel salmone. Ottime fonti di calcio sono anche le verdure, il formaggio americano fuso, la crema pasticcera. A un livello appena inferiore si collocano molluschi e scampi, i broccoli e le bietole, il gelato e le mandorle. Scarse fonti di calcio sono invece altri alimenti di solito molto consumati: i cereali e il grano, il burro, la margarina e la maionese, le uova, il tonno, le patate, gli spinaci, i fagioli secchi, le caramelle e le torte.

Studio di Cure Naturali 

Professor Luca Mario PITROLO GENTILE 

Medico Dietologo e Nutrizionista

Tel. 0294964925

Tel. 0294602864

Whatsapp e Mobile 3331682902 

e-mail: lucamario.pitrologentile@virgilio.it

Con quali pratiche la Medicina Naturale cura i dolori reumatici?

I dolori ossei, articolari e muscolari costituiscono la causa più frequente di malattia. Tra questi i più frequenti sono la cervicalgia e la lombalgia. La cervicalgia, o dolore cervicale, è il dolore al collo. La lombalgia o mal di schiena è un dolore che colpisce la regione lombare e sacrale. Cervicalgia e lombalgia possono essere prevenute e curate con successo dai rimedi naturali. I rimedi naturali per i dolori sono costituiti da oli essenziali antireumatici estratti da numerose piante che possono essere applicati per uso esterno con un protocollo che prevede la Sonoforesi, il Cupping e il Massaggio. Tutte queste pratiche naturali hanno inizio con la scelta di oli essenziali provenienti da piante antireumatiche che vengono applicati sul paziente per essere riscaldati e divenire prontamente disponibili all’assorbimento da parte della pelle nei punti in cui è presente il dolore.

Tra le piante destinate all’uso esterno ricordiamo Cinnamomun canphora, Menta piperita, Gaultheria procumbens, Thymus vulgaris, Rosmarinus officinalis, Lavandula angustifolia.

Le cure naturali per i dolori devono essere praticate da personale specializzato affinché possano attenuare il dolore, rilassare la muscolatura e ridonare al nostro corpo un profondo benessere.

Contro i dolori reumatici è possibile ricorrere alla Medicina Naturale?

Le malattie a carico dell’apparato locomotore, che più frequentemente causano la comparsa di dolori sono l’artrosi, l’artrite e l’osteoporosi. Sul piano terapeutico il comune denominatore di queste affezioni è il fatto che dopo un ciclo di antiinfiammatori somministrati per via sistemica il dolore scompare in una piccola percentuale di casi, ma in una parte di gran lunga più significativa si riduce solo in parte o, peggio, resta immodificato. Viene richiesto allora il ricorso a terapie fisiche quali cinesi, ionoforesi, ultrasuoni, infrarossi, marconi, magneto, laser, onde d’urto e via dicendo. Tuttavia, quando anche queste pratiche risultano inefficaci è allora possibile tentare con la Medicina Naturale. L’apporto di questa disciplina, in reumatologia, è particolarmente indicato per dolori la cui causa sia da attribuirsi ad una infiammazione a carico dell’apparato osteoarticolare. Si avvale di rimedi sia per uso esterno (piante come tali, o sotto forma di oli), sia per uso interno (tisane, gocce, perle, compresse). Numerosi farmaci contengono principi attivi chimici di derivazione sintetica. Ecco perché chi è intollerante ai farmaci o desidera una cura naturale utilizza si rivolge con fiducia alla Medicina Naturale.

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