
Fino a pochi decenni fa i microrganismi, come batteri, funghi e virus, venivano considerati unicamente in un’ottica negativa, che li associava principalmente all’insorgenza di patologie infettive. Oggi, fortunatamente, si è fatto strada nell’opinione comune il concetto che i microbi, specie quelli che popolano il nostro intestino, possano avere un ruolo nella salute dell’intero organismo. La popolazione di microrganismi che abita il nostro intestino è detta microbiota intestinale e un numero sempre maggiore di studi conferma che l’alimentazione è in grado di modificarne profondamente la composizione, influendo di conseguenza sullo stato di salute. La dieta mediterranea, caratterizzata da un discreto quantitativo di fibra e composti bioattivi, è tra i modelli dietetici che più favorisce la salute del microbiota intestinale. I soggetti che adottano un modello di dieta mediterranea sembrano avere una maggiore produzione di acidi grassi a corta catena ed un maggior grado di diversità tra le popolazioni microbiche, rispetto a coloro che adottano una dieta più di tipo occidentale (“western-diet”). Per questo, la composizione del microbiota di chi segue una dieta mediterranea sembra essere più favorevole alla prevenzione di patologie cardio-metaboliche e alcune tipologie di cancro.

Il microbiota intestinale (termine che ha via via sostituito quello di ‘flora batterica intestinale’) è l’insieme dei microrganismi, prevalentemente batteri, che vivono all’interno dell’intestino e interagiscono con esso per regolarne funzioni essenziali. Negli ultimi anni i ricercatori hanno messo in evidenza l’esistenza di una stretta correlazione tra l’alterazione del microbiota (o disbiosi) e stati infiammatori generalizzati che innescano o peggiorano numerose patologie, tra cui l’artrite reumatoide e l’osteoartrosi. Integratori in grado di intervenire sul microbiota, come i probiotici e i postbiotici, si sono quindi rivelate una risorsa interessante da studiare nella prospettiva di un loro effetto antinfiammatorio a livello sistemico. I postbiotici in particolare sono preparazioni contenenti microrganismi inattivi e molecole da essi prodotte con attività̀ benefica sul nostro organismo, come ad esempio, nell’ambito delle malattie croniche infiammatorie intestinali o nella patologia da sovra crescita batterica intestinale (SIBO). Tra questi, un postbiotico a base di Bifidobacterium longum è risultato particolarmente efficace nel ridurre la progressione delle lesioni cartilaginee in cavie affette da osteoartrosi spontanea.

Non sono poche le erbe a cui la tradizione popolare attribuisce potere antinfiammatorio, tuttavia, quelle che hanno ottenuto prove scientifiche di efficacia sono soltanto Curcuma longa, Zingiber officinalis, Rosmarinus officinalis, Harpagophytum procumbens, Boswellia serrata, Rosa canina, Urtica dioica, Uncaria tomentosa, Salvia officinalis, Ribes nigrum.
Tuttavia, prima di decidere di assumere integratori naturali per ossa e articolazioni, a base di estratti vegetali, è bene accertarsi (leggendo l’etichetta o chiedendo questa precisazione al farmacista o all’erborista) che contengano estratti secchi titolati anziché semplici piante polverizzate: la titolazione, infatti, garantisce la presenza certa e definita del principio attivo e, quindi, una maggiore efficacia d’azione. Non dimentichiamo, però, che qualunque integratore, anche se destinato all’autoprescrizione, andrebbe sempre sottoposto alla supervisione di un medico. Infatti, non diversamente dai farmaci, anche gli integratori naturali hanno indicazioni e controindicazioni.