
Gambe pesanti, caviglie gonfie e pelle a buccia d’arancia sono sintomi e segni che, con l’arrivo della stagione calda, compaiono in numerosi soggetti e che dimostrano la presenza di disturbi circolatori agli arti inferiori. Tra questi rientra anche la famigerata cellulite, spesso considerata come un semplice inestetismo, ma in realtà ascrivibile ad una vera e propria malattia di origine infiammatoria. Esistono principalmente due forme di cellulite, che si manifestano con segni e sintomi differenti, ma quella più comune e che più frequentemente colpisce le donne è la pannicolopatia edemato-fibrosclerotica. Non poche cause possono essere invocate per spiegare l’origine di questa patologia. Segnatamente ricordiamo l’ereditarietà̀, le alterazioni ormonali, le alterazioni del microcircolo, la cattiva alimentazione, la scarsa attività̀ fisica (o attività̀ fisica assente) e la postura errata. Tuttavia, la comparsa di questa patologia, essendo legata alla presenza di un difetto nel microcircolo, può peggiorare se si è in sovrappeso. Anche se il sovrappeso è solo una delle condizioni che favoriscono la comparsa e il peggioramento della cellulite, per prevenire e curare tale patologia, il primo provvedimento da adottare, quando si è in tale condizione, è quello di seguire un programma alimentare personalizzato e finalizzato alla perdita di peso. Oltre a ciò occorre seguire un’alimentazione equilibrata caratterizzata dal fatto che alcuni alimenti vanno eliminati, altri limitati e altri ancora consigliati.
Tra gli alimenti da limitare ricordiamo il sale. È opportuno, senza esagerare, ridurre al minimo l’aggiunta di sale alle pietanze per insaporirle (es: nell’acqua di cottura della pasta, nell’insalata, etc.) poiché́ importante fonte di sodio, elemento con ruolo primario nella distribuzione dei liquidi corporei (un suo eccesso favorisce il ristagno dei liquidi). Al posto del sale si consiglia di utilizzare le spezie.
Vanno limitati anche legumi, pomodori pelati, zuppe, carni ed altri alimenti in scatola, a causa del loro alto contenuto di sodio previsto per la conservazione.
Gli insaccati come salsiccia, salame, coppa, etc. a causa del loro elevato contenuto di sale previsto nei processi di lavorazione vanno drasticamente ridotti.
Merendine confezionate, margarine, creme, hamburger e patatine fritte o altri cibi tipici dei fast-food (junk food), etc., vanno addirittura eliminati perché́ in questi alimenti vi possono essere elevate concentrazioni di grassi saturi trans, dannosi per il tessuto vascolare e la circolazione sanguigna.
Tra gli alimenti, invece, di cui si consiglia il consumo ricordiamo l’acqua.
Di acqua occorre introdurre almeno 1,5-2 litri al giorno (preferibilmente acqua oligominerale naturale). L’idratazione è fondamentale per un buon funzionamento del sistema vascolare. Molti pensano che bevendo di più̀ i liquidi vengano trattenuti maggiormente quando c’è un problema di ritenzione idrica, invece è proprio grazie ad una corretta idratazione quotidiana che stimoliamo il fisiologico meccanismo di eliminazione delle tossine.
La verdura, cruda o cotta, va consumata ad ogni pasto. È opportuno preferire peperoni e pomodori (crudi), radicchio, lattuga, etc., poiché́ ricchi di vitamina C, le verdure di colore rosso-arancione (come zucca e carote) per il loro elevato contenuto di betacarotene e le verdure viola-blu per gli antociani e i bioflavonoidi. I broccoli, invece, contengono l’acido alfa lipoico che aiuta a mantenere elastico e tonico il collagene dei tessuti cutanei e a contrastare la cellulite, mentre agli asparagi vengono riconosciute grandi proprietà̀ diuretiche per l’alto contenuto d’acqua. Anche altre verdure ricche di acqua, come cetrioli o sedano, favoriscono la diuresi.
Anche la frutta va consumata ad ogni pasto, preferibilmente con la buccia (naturalmente se commestibile e ben lavata). Privilegiare i frutti di color rosso-blu, come mirtilli, ribes e more, ricchissimi di antociani (particolarmente utili per il microcircolo), oppure l’ananas poiché́ grazie al contenuto di bromelina, un enzima che svolge un’azione antinfiammatoria, favorisce l’eliminazione dei liquidi.
Studio di Cure Naturali
Professor Luca Mario PITROLO GENTILE
Medico Dietologo e Nutrizionista
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L’alimentazione preventiva è l’insieme delle pratiche e degli interventi dietetici che hanno dimostrato di ridurre il rischio di malattie e migliorare i risultati sulla salute.
Come dimostrano le Zone Blu nel mondo (le aree con il più alto tasso di longevità sulla terra), seguire una dieta salutare, lontana da divieti e sacrifici, e integrarla nel proprio stile di vita, aiuta a vivere meglio e più a lungo.
Pertanto, l’alimentazione preventiva può essere considerata uno strumento di prevenzione a 360°:
in quanto uno stile di vita sano può aiutare le persone in salute a raggiungere il proprio peso forma, a difendersi meglio dallo stress e a proteggerle dall’esordio delle cosiddette malattie croniche non trasmissibili, come, per esempio, diabete 2, malattie neurodegenerative, malattie cardiovascolari e tumori;
perché in grado di aiutare le persone, già ammalate, a prevenire ricadute o complicanze della malattia, o a migliorare l’esito della terapia prescritta dal medico.
I percorsi di alimentazione preventiva ed anti-age
Esistono 2 percorsi di alimentazione preventiva ed anti-age pensati per andare incontro alle diverse esigenze delle persone.
Percorso 1: Mangiare per stare bene
Un percorso dedicato a chi ha necessità di valutare le proprie abitudini alimentari, confrontarsi con lo specialista e capire se il proprio regime alimentare è consono ai propri bisogni psicofisici.
Questo percorso è costituito da:
prima valutazione nutrizionale;
Bio-impedenzometria (esame che misura la composizione corporea);
piano alimentare personalizzato;
seconda valutazione con adeguamento piano alimentare e ripetizione Bio-impedenzometria.
Percorso 2: Mangiare consapevolmente
Un percorso pensato per chi ha bisogno di trovare il giusto equilibrio nell’ambito della nutrizione: non solo, quindi, aiuta ad individuare un piano alimentare corretto, ma insegna anche a gestire i momenti legati all’alimentazione, con consapevolezza e serenità.
Questo percorso è costituito da:
prima valutazione nutrizionale;
Bio-impedenzometria (esame che misura la composizione corporea);
piano alimentare personalizzato;
seconda valutazione con adeguamento piano alimentare e ripetizione Bio-impedenzometria;
terza visita di follow-up con adeguamento piano alimentare;
ulteriore visita di follow-up personalizzata.

Può sembrare un paradosso ma la risposta è affermativa. Naturalmente non parliamo delle caratteristiche quantitative ma di quelle qualitative. Per fare un esempio che renda intuitivo il concetto dobbiamo immaginare che la dieta sia come un abito e che il dietologo sia come un sarto. Più precisamente, come al sarto spetta il compito di stabilire quale sia la taglia del suo cliente, così al dietologo spetta il compito di stabilire quale sia il metabolismo del suo paziente. Continuando a usare la metafora della sartoria, potremmo dire che come il cliente, quando va dal sarto, ha il compito di scegliere il tipo di tessuto e il suo colore, così il paziente, quando va dal dietologo, ha il compito di scegliere se consumare più carboidrati o più proteine, se consumarli a pranzo o cena e, infine, se escludere cibi non graditi.
Come al sarto spetterà confezionare per il suo cliente un abito che, nel rispetto della taglia, assecondi i suoi gusti, così al dietologo spetterà elaborare per il suo paziente una dieta che, nel rispetto del metabolismo, rispetti le sue preferenze.